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domenica, febbraio 26, 2006

Tecnocultura: gli italiani sono retrogradi ?

Stimo moltissimo Giancarlo Livraghi...un vero antesignano della comunicazione off e online...un punto di riferimento ancora oggi che non "esercita" piu' direttamente ma che e' sempre in prima linea con il suo sito...a proposito devo inserirlo nei miei preferiti...sono d'accordo con lui quando dice che gli italiani sono affini alle nuove tecnologie e non affatto retrogradi...Basta vedere i risultati dell'ultima Eurisko New Media o di tutte le ricerche dedicate al time budget dei consumatori italiani. Bene, tutto cio' pero' ancora non corrisponde ad una crescita del business della comunicazione d'impresa e della pubblicita' online. Il punto e' che i media-habits degli italiani sono radicalmente cambiati cosi' come e' successo nel resto della societa' occidentale ma chi si occupa di fare investimenti pubblicitari in azienda sembra non lo abbia recepito. Ma non e' totalmente colpa dei manager in azienda, io credo che gran parte delle responsabilita' oggi siano da attribuire alle agenzie creative che continuano a proporre modelli e strategie di comunicazione retrograde poiche' prevalentemente dirette all'utilizzo dei mezzi classici, televisione in primis. Eppure le ricerche e molti grandi player della comunicazione globale stanno lanciando messaggi molto forti del tipo "bisogna andare oltre la televisione..."..."lo scenario multimediale e' cambiato!". E invece continuiamo a vedere che gli investimenti in televisione e piu' in generale sui media classici mantengono comunque una quota elevatissima nella torta degli investimenti pubblicitari in Italia...vediamo aziende che fanno spot televisivi avendo prodotti diretti a target poco affini alla tv, con una dispersione degli investimenti imbarazzante e con ritorni che mi piacerebbe proprio poter misurare o perlomeno conoscere...e credetemi invece nei centri media oramai comincia a tirare un'aria diversa, nel mio gruppo di sicuro ma so anche di altre aziende che stanno spingendo nella direzione di un media-mix dove la televisione non sia "by default" centrale. Perche' le grandi agenzie creative stanno investendo cosi' poco nell'allocare risorse e talenti nei dipartimenti dedicati ai media digitali interattivi (se e quando esistono...)?
Io non dico che non si debba fare "tout court" piu' televisione, sarebbe ovviamente sbagliato, ma -per cortesia- andiamo a vedere dove si trovano i massimi indici di concentrazione di ampie fasce di target "affluent"...quelli che spendono per intenderci...che sono altoconsumanti... e facciamo le debite ripartizioni dei budget. Andiamo a vedere il tempo dedicato ad Internet ad esempio rispetto agli altri media e scopriremo che gli italiani sono molto tecnologici (come afferma Livraghi). Chi ci guadagnera' anzitutto saranno sicuramente le aziende.
Ma siccome cerco sempre di mettermi in discussione vorrei lanciare un dibattito: cosa dovremmo fare, secondo voi, per convincere le aziende a "switchare" una parte piu' consistente dei loro budget in favore di Internet?

9 commenti:

Marco Camisani Calzolari ha detto...

Ciao Layla,
il tuo post ha ispirato il mio:
http://www.camisani.com/blog/2006/02/ups-europe-business-monitor-gli.html

Ciao
Marco

fluido ha detto...

Innanzitutto vorrei farle i complimenti.
E' importante che Lei, vista la carica che ricopre, scriva un post del genere.
ancora complimenti!

Come convincere le aziende a "switchare"?
secondo me una via percorribile potrebbe essere quella di educare il più possibile i responsabili marketing delle aziende.

Il vantaggio maggiore dell'Internet rispetto agli altri media?
la misurabilità delle iniziative!

layla pavone ha detto...

Ciao Marco,
a proposito delle tue "Questions of the day":
Se un manager si informa male, sceglie anche male?
Se i managers di una nazione scelgono male, ne risente l'economia del Paese?
Non volevo apparire presuntuosa nel mio post di ieri ma avrei voluto arrivare a questa tua considerazione, che sposo totalmente. L'assioma/domanda non e' affatto stravagante dal mio punto di vista.

Stefano Hesse ha detto...

Parlare con il loro linguaggio. Noi operatori online siamo ancora invasi dalla presunzione che il markettaro offline debba capirci a fondo altrimenti e' vecchio. Vale per molti. Quando le agenzie tradizionali capiranno quanti soldi possono fare anche loro, lo switch avverra' anche al loro interno. I segnali comunque ci sono, inequivocabili.

Maurizio Goetz ha detto...

Posso permettermi una provocazione?

Quante sono le aziende o agenzie in Italia che investono in formazione sulla comunicazione innovativa?

Perché in Italia ci sono pochi centri di ricerca e sviluppo sulla comunicazione?

Perché agenzie e clienti sono ancora organizzati a compartimenti stagni che fra loro non comunicano?

Ha ancora senso la separazione tra "creativi" e "pianificatori" in pubblicità?

Forse dobbiamo lavorare ancora più intensamente, ma come scrive Hesse e come instancabilmente ripeti tu da anni, i segnali sono inequivocabili.

Paolo ha detto...

Credo che il problema siano proprio i centri media, tutti quanti: cosa hanno fatto per evolvere verso un media mix differente? Quali parametri di valutazione offrono agli investitori, al di la' di qualche excel demenziale con impression (al lordo dei pop-up bloccati) e CTR?
Un mio collega d'oltreoceano dava una spiegazione molto semplice nel lontano 2003, ma le cose non mi sembrano molto cambiate

Paolo ha detto...

PS
"tutti" puo' essere inteso come "la gran parte", ovviamente :-)
non intendo sparare su tale onorabilissima categoria!

layla pavone ha detto...

...ti sei salvato in corner ;-)

Anonimo ha detto...

www.cool007.org