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domenica, novembre 12, 2006

Il vanghetto dove lo metto?

Ok....passata la crisi iperglicemica che qualcuno di voi, conoscendomi, avra' sicuramente ravvisato nel mio precedente post ;-)
sono di nuovo qui perche', avrei voluto parlarVi del Vanghetto, ma invece no, non posso...non l'ho trovato neanche su
http://it.wikipedia.org/wiki/Speciale:Search?search=vanghetto

Con tutta la delicatezza che sarebbe stata necessaria per parlarvi di questo scottante argomento, il vanghetto, comincio col dire che la storia sui fondatori di Yahoo la si puo' trovare qui
http://docs.yahoo.com/info/misc/history.html
http://www.mediamente.rai.it/mmold/english/bibliote/biografi/y/yang.htm
e che Jerry Yang pur essendo nato a Taipei ha fatto tutti gli studi negli USA e dunque possiamo attribuire la nascita di Yahoo alla formazione delle scuole americane, non cinesi.
Chissa' se attraverso un neologismo dato dall'unione delle due parole si possa trovare qualcosa che ci spieghi meglio la storia e l'utilita' dello "Yanghetto".
Chi e' stato al Convegno dell'8 mattina di IAB Forum, sa esattamente a cosa mi sto riferendo.
Ironia a parte ho trovato l'intervento di Giulio Malgara allo scorso IAB Forum interessante da un lato ma preoccupante dall'altro. Per carita', tanto di onore a chi e' stato capace di creare un'azienda di successo come la sua Malgara Chiari & Forti SpA
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2005/07_Luglio/06/rai.shtml ed e' stato insignito della laurea ad honorem oltre che del cavalierato della Repubblica, ma come si puo' pensare di dire, senza suscitare alcuna reazione di sgomento, davanti ad un pubblico di professionisti della comunicazione, che Internet va bene sostanzialmente per comunicare prodotti come il vanghetto? Come si puo' sostenere una tesi che, se solo fosse vera per meta', metterebbe in ginocchio una buona parte dell'economia mondiale?

Caro Dottor Malgara,
mi rivolgo direttamente a Lei. Vorrei rassicurarla sul fatto che gia' dagli atti di IAB Forum 2006, senza dover andare a tirare fuori centinaia se non migliaia di ricerche sull'argomento, e' possibile farsi un'idea di quanto importante ed indispensabile sia diventata internet per tutte le aziende italiane ed internazionali. Internet e' un asset centrale nella comunicazione d'impresa, certo anche per quell'azienda che nel Nord-Est del nostro Paese ha fatto la sua fortuna producendo il vanghetto, ma provi a pensare anche alla Procter & Gamble che ha deciso di pianificare advertising sui siti di social networking (nella fattispecie My Space) per promuovere il nuovo deodorante Secret Sparkle
http://www.nytimes.com/2004/12/03/business/media/03adco.html?ex=1259902800&en=1fddda6e4765b380&ei=5088&partner=rssnyt
Ecco uno stralcio dell'articolo del New York Times: "...But P.& G. has decided that mass marketing will keep losing effectiveness as media choices and consumer control grow, so it has made charting new paths to consumers a priority.
"This is the first time we've tried this," said Michelle Vaeth, a communications director at Procter & Gamble in Cincinnati. "We really hope it works, because we recognize that MySpace.com is a growing and important player in the social networking Internet space."
Social networking sites, particularly those friendly to music fans, are a growing destination for the company's target audience. "We have to be where they are in this online world," Ms. Vaeth said..."
Oppure, dia per cortesia un'occhio a questi risultati della ricerca condotta in Olanda da Forrester per Unilever e il prodotto Dove che prova quanto sia efficace ed efficiente l'advertising online per un prodotto mass-market come il sapone
http://www.forrester.com/Research/Document/Excerpt/0,7211,36740,00.html

Di certo Internet e' cosi' flessibile ed efficace, a differenza del vanghetto per quel poco che ne so, da poter soddisfare gli obiettivi di marketing e di comunicazione di qualunque azienda e qualunque prodotto. E non lo dico io, lo dicono manager che ogni giorno fanno i loro conti con il famigerato ROI.
Comunque mi rendo assolutamente conto del fatto che e' ancora necessario fare cultura ed e' per questo che Iab e tutti i professionisti di questo settore della comunicazione interattiva si mettono a totale disposizione del mercato per poter dimostrare con fatti oggettivi che in un ambiente confortevole com e' l'online, c'e' spazio per tutti e che questo "spazio" puo' essere sfruttato al meglio con risultati molto positivi.
Tra l'altro, consapevole proprio del fatto, come diceva Lei, che dobbiamo ancora fare molta cultura, proprio il primo di dicembre saro', insieme ad altri validi professionisti del settore, a Udine per un Convegno Aipem dal titolo "Comunicazione Innovazioni per l'uso"
http://www.aipem.it/
Il nostro compito e' quello di mettere a fattor comune la nostra esperienza e competenza, il compito delle aziende che investono in pubblicita' e' pero' quello di sfruttarla.
E' anche una questione di competitivita' del nostro Paese rispetto alle economie degli altri Paesi che non hanno alcuna intenzione di sedersi sugli allori come invece -ogni tanto- mi viene da pensare stia capitando alla nostra fantastica ma ultimamente pigra e priva di grinta bell'Italia.

19 commenti:

Maurizio ha detto...

Scusami Layla se mi permetto di intervenire ancora. Tu hai ragione, per un verso, ma sbagli per un altro a mio modesto parere. Hai ragione a scrivere tutto ciò che hai evidenziato, ma sbagli poi nelle conclusioni. Sono i clienti ad avere i budget, quindi abbiamo il dovere di prenderli per mano, come è stato detto al forum e spiegare chiaramente non l'utilità di internet (Maurizio Sala), ma in quale modo fare pubblicità sui mezzi interattivi può permettere alle aziende di creare nuovi significati per la marca e permettere di conversare con tutti quei pubblici che hanno perso e che potrebbero ritrovare. Questo ancora non è stato fatto come si deve. Cominciamo a farlo bene e gli investimenti verranno, ne sono convinto. La strategia è corretta, ma la tattica può migliorare.

layla pavone ha detto...

Si Maurizio, ed e' quello che tutti i giorni molti di noi fanno, non e' IAB Forum la sede per spiegare nel dettaglio come si fa a fare comunicazione online. Non e' davanti a 2000 persone che puoi argomentare nel dettaglio una strategia di comunicazione sui media interattivi. Ci vuole tanta formazione, ma anche qui dopo dieci anni non si puo' pensare che noi si abbia il torto di non aver condiviso l'esperienza capitalizzata. Come diceva bene Danny Meadows, bisogna che le aziende siano anche un po' piu' "brave", nel senso di coraggiose, che abbiano un po' piu' di fiducia nel nuovo e che si "sporchino" le mani anche a costo di fare qualche errore, pagandolo, senza pensare pero' che un errore possa essere la cartina di tornasole dell'insuccesso di un investimento. E poi sta ai professionisti affermati in questo campo supportarle, l'importante e' che si lavori insieme e che si remi tutti nella stessa direzione.

Maurizio ha detto...

Hai sicuramente ragione, esiste sicuramente un ritardo culturale da parte di molte aziende, ma se vogliamo avere i budget, dobbiamo fare un lavoro anche che non ci competerebbe. Per questo ripeto, io faccio formazione e non sarebbe nemmeno il mio mestiere. Quello che cercavo di dire, che avere ragione non ci aiuta.
Occorre sicuramente lavorare tutti insieme in una unica direzione, hai ragione, qui si deve creare un mercato che è ancora un microbo.

Anonimo ha detto...

Ciao Layla. Ho postato un piccolo contributo al dibattito sul "vanghetto". Sentiamoci. E scambiamoci un link... :-)

Luca De Biase

Anonimo ha detto...

Ok. Letto il tuo commento al mio post. Mi mandi la tua mail per favore? Luca De Biase

Jacopo Gonzales ha detto...

Ciao Layla,

mentre rimango tra il basito e lo sconcertato per le affermazioni di Malgara in merito al vanghetto, mi piacerebbe poterti intervistare su Marketing Routes proprio in merito all'interactive come strumento di brand.

Chissà che magari qualcuno con l'occasione possa cambiare idea del web...

Se vuoi puoi contattarmi via email a info[at]marketingroutes.com

andrea ha detto...

visto il ruolo istituzionale che sia tu che malgare rivestite nelle rispettive associazioni, mi piacerebbe che il "vanghetto" diventasse il pretesto per un confronto serio tra di voi (magari a porte aperte) per capire le reciproche posizioni. io il 26/10 sono stato al workshop UPA sui new media ed ero rimasto favorevolente colpito dalla maturità di trattamento della materia (a volte anche superiore ad alcune cose sentite al forum) per cui questa uscita mi lascia doppiamente basito.

Maurizio Mazzanti ha detto...

Mercoledì mattina non sono riuscito ad ascoltare gli interventi, conscio anche del fatto che - grazie alla rete - avrei letto e visto in rete la summa di quanto i relatori hanno detto durante la mattinata.

Fatta questa premessa, leggo su queste pagine che Malgara ha detto che internet va bene per promuovere prodotti come il 'vanghetto di cilea'.

Ora, a parte il fatto che sia Google che Live Search non danno risultati con la "query incriminata", mi sembra di capire che il presidente dell'UPA non creda molto in internet come strumento di marketing e comunicazione d'impresa.

A me, di primo acchito, è venuto in mente un passaggio di un articolo letto su Prima Comunicazione di qualche hanno fa circa Malgara. Ora non trovo il numero di Prima, per cui vado a memoria, mi pare fosse a firma di Brutus (che con Malgara non è mai leggero) e dicesse più o meno così: "uomo di indubbie capacità imprenditoriali, unanimemente riconosciute... l'uomo che in italia, la terra del primo piatto di qualità, ha voluto portare un nuovo marchio di
spaghetti nato come brand extension di un olio di semi... un uomo che nel paese della tazzuriella di caffè ha voluto importare il caffè autoriscaldante".

Se non sbaglio, dietro il nom de plume (noi del web diremmo nickname) Brutus c'è uno di quei professionisti che hanno fatto la storia della pubblicità italiana, che magari ha dei risentimenti verso un imprenditore che non è mai riuscito a far diventare cliente delle agenzie dove ha lavorato, per cui ha dei motivi personali verso Malgara.

Io non ho nessun motivo per riportare questo articolo di Prima Comunicazione se non quello di ricordare che nessuno è perfetto e che anche un imprenditore come Malgara può sbagliare.

Noi siamo convinti che dalla rete le aziende possono solo trarre benefici e tante volte non capiamo e ci scontriamo conl'approccio refrattario/dubbioso/sfiduciato di una certa parte dell'establishment ma mi sto sempre di più convincendo che dobbiamo fare ancora un ulteriore sforzo di insegnamento, come se si trattasse di una nuova lingua.

E tutti gli insegnanti di lingue straniere sanno che è più facile insegnare il giapponese a un bambino che lo spagnolo a un adulto!

Per questo ho apprezzato l'incitamento di Maurizio Sala verso un ulteriore sforzo in questa direzione e auspico che questo post di Layla dia il via alla "diplomazia del vanghetto".

E per chiudere con un link relativo all'intervento di Sala, su YouTube c'è qualcuno che carica i video che in JWT realizzano per il progetto Chuco.

Buona visione!

Giorgio Soffiato ha detto...

Salve,
Io sono uno studente di maketing e comunicazione ed avendo quasi raggiunto il traguardo della laurea ed essendo appassionato di tecnologia e web marketing ho pensato di presenziare allo iab in qualità di "curioso". Sono giunto in plenaria poco prima dell'intervento di Malgara, in tempo per temere che qualcuno attentasse fisicamente alla sua salute dopo le parole dette, soprattutto vista la cornice e la formazione della platea, tutt'altro che restia all'innovazione. All'inizio ho quasi apprezzato l'intervento perchè è sempre necessario riportare tutti sulla terra quando ci si trova tra persone che "pensano 2 anni avanti" e rischiano di dimenticare che i destinatari del proprio lavoro sono spesso persone che da poco hanno familiarità col computer. Di qui a dire che Malgara ha parlato bene, però, ce ne passa: mi piacerebbe poter appuntare le sue parole per un'imprecisione più che per un orientamento e delle convinzioni "superate", l'imprecisione a mio avviso riguarda la percezione del mercato: ad oggi ci sono 100000000 vanghetti di silea da vendere sul mercato, tutti i prodotti stanno diventando di nicchia, tutto si sta specializzando e non esiste più "il detersivo" comprato "dalla massaia" ma esiste "il detersivo per il colorato sporcato di terra che va a x gradi" comprato da "una persona attenta, non sempre donna, che ha poco tempo e non può permettersi di sbagliare lavaggio ed è disposta anche a pagarlo un euro in piu". E' per questo motivo che internet può far bene a tutti, ammettendo anche un fondo di verità alle parole di Malgara credo che uno sei temi più sfidanti per il futuro sarà l'integrazione on-line / off-line, prodotti venduti al supermercato e supportati da un sito web per un'estensione dell'esperienza ad un costo relativamente basso. Automobili personalizzate e prenotate on line e ritirate dal concessionario, spesa ordinta sul web e recapitata a casa... e si potrebbe continuare.. paradossalmente il vanghetto di silea, visto il target, rischia di essere una delle poche cose che in internet faticherebbero a prendere piede.. sarebbe comunque bello che il Malgara venisse smentito dai fatti, e magari lo risentiremo allo iabforum con un mea culpa degno dei migliori laureati ad honorem

Anonimo ha detto...

Ciao Layla, forse non ero particolarmente attento, ma io tutta questa negatività nell'intervento di Malgara non la ho letta.

Il fatto che Internet sia particolarmente adatta alla pubblictà di prodotti di nicchia e molto speciali da parte di aziende che probabilmente non hanno mai pianificato un euro credo sia un dato di fatto.

L'uso della rete per i grandi budget e per i beni di largo consumo è certamente possibile, ma credo che il meccanismo sia ancora in larga parte da capire e da rodare.

Probabilmente la rete non è alternativa agli altri canali, ma va orchestrata opportunamente.

La rete è certamente efficae e flessibile, ma anche il vanghetto credimi ha grande efficacia e grande flessibilità. Se sei in tenda in cima alla Grigna il vanghetto è, credimi, molto più efficace e molto più flessibile della rete!

Se tiinteressa ne ho parlato http://robertodadda.blogspot.com/2006/11/la-saga-del-vanghetto.html

Ciao

roberto

layla pavone ha detto...

Vedi Roberto, il punto -a mio avviso- e' che una personalita' come Malgara che rappresenta istituzionalmente le piu' importanti aziende italiane, quando parla in publico, deve pesare al milligrammo le parole. Ogni parola di Malgara assume un significato ed un peso 100 volte superiore a quello di un normale amministratore d'azienda e lui non puo' permettersi di sprecare neanche un minuto del suo tempo a disposizione per dire cose che in una conversazione privata andrebbero anche benissimo -perche' sulle opinioni si puo' discutere all'infinito- ma non in un contesto come quello della scorsa settimana. Io so che gli era stato preparato uno speech di 5 cartelle ma lui invece ha preferito non seguirlo, andando a braccio e contando sulla sua competenza...ed il risultato e' stato il vanghetto che per 5 minuti -dei venti che ha utilizzato- ha monopolizzato l'attenzione del pubblico, confuso l'audience, imbarazzato molti clienti/aziende con cui ho parlato perche' non si sono sentiti affatto rappresentate dalle parole del loro Presidente.

Massimo ha detto...

Layla,

secondo me sarebbe bastato non invitarlo - e al suo posto, dare pieno spazio a un marketing manager che con Internet ha avuto successo :-)

Anonimo ha detto...

Malgara senatore a Vita...così la smette di fare danni..

sacha monotti ha detto...

Ciao Layla,

innanzitutto ti sono completamente solidale...grande intervento, coraggio da leoni...poi anche io, pur se con un pelo di ritardo, mi sono permesso di dire la mia sul blog: http://mediameter.wordpress.com/

maxmem ha detto...

" dia per cortesia un'occhio"? "un'occhio"?

Anonimo ha detto...

ops

Anonimo ha detto...

molto intiresno, grazie

Anonimo ha detto...

Si, probabilmente lo e

Anonimo ha detto...

good start