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lunedì, giugno 02, 2008

il Digital divide..nel vero senso della parola

Sono passati 13 anni da quando mi sono innamorata della rete. Sono tanti gli anni passati a raccontare a tutti di questa mia passione e delle meraviglie di internet, eppure mi rendo conto che c'e' ancora moltissimo da raccontare e da fare. So che tante persone, come me, si sentono felicemente in dovere di condividere la propria esperienza professionale e personale che le ha arricchite cosi' tanto dal punto di vista umano. Ma sento che il contagio non c'e' ancora stato...
Qualche giorno fa sono stata invitata a Roma ad un Convegno sulla comunicazione digitale, alla fine del quale ho scambiato qualche parole con persone del pubblico che avevano assistito alla tavola rotonda. Mi sono resa conto che il digital divide esiste ancora ed e' fortissimo. Ma la cosa piu' preoccupante e' che il digital divide non esiste solo tra chi e' online e chi non lo e'.
Esiste anche e, paradossalmente, soprattutto nelle persone che usano internet gia' da qualche anno ma ancora non ne hanno compreso appieno le potenzialita'. Timori, luoghi comuni, pregiudizi, iatture su quella che viene ritenuta assurdamente la malvagita' della rete sono ancora un ostacolo, nonostante vi sia un proliferare di iniziative che tendono a rendere la rete un ambiente o piu' prosaicamente un media "comprensibile", alla portata di tutti e di tutti.
Possibile che si faccia ancora tutta questa fatica? Possibile che mia zia di 75 anni che vive in Florida sia cosi' piu' brava ad utilizzare la tecnologia e farla propria, di mia zia di Milano?
Cosa dovremmo fare per aiutare i nostri connazionali piu' pigri e refrattari a superare questo gap che ci sta trascinando in basso nelle classifiche internazionali relative all'adozione delle nuove tecnologie? Cosa ci possiamo inventare per scalzare un sistema mediatico arcaico e "terzomondista" che continua a proteggersi e a sfavorire la crescita del nostro Paese, il cui futuro inevitabilmente si fonda sullo sviluppo delle autostrade innformatiche...come si chiamavano una volta?

4 commenti:

Rosario ha detto...

Salve,
credo che bisognerebbe muoversi in 3 direzioni:

1 - Sviluppare sistemi di "always on" tramite cellulari

2 - Obbligare i provider di telefonia a coprire tutte le zone con banda larga a costi accessibili a chiunque.

3 - Implementare tutti i servizi normalmente affidati a banche, poste, uffici comunali etc..., in servizi telematici in modo da rendere appetibile l'utilizzo della stessa (e ne trarremmo tutti un certo abbattimento di costi pubblici, inquinamento e spazientimenti vari dovuti a soliti bontemponi che saltano la fila).

Saluti

Roberto ha detto...

@Layla
Ribalto la tua domanda: perché tua zia di Milano “dovrebbe” usare la tecnologia? A fronte di un desiderio o di una necessità?
Negli States forse sono più abituati ad esigenze come quella di comunicare coprendo grandi distanze senza spostarsi, in Italia meno.
Gli italiani non è che siano tanto pigri, è che non hanno gli stimoli per usare strumenti che non ritengono indispensabili perché sostituibili da quelli tradizionali.
Ci sono però segnali incoraggianti: ho incontrato ultimamente nelle community on-line sia mamme di mezza età alla ricerca di un canale dove chiacchierare, che uomini di terza età alla ricerca di consigli su come utilizzare le nuove tecnologie (ricordo ancora con affetto un pensionato che ho aiutato quando teneramente mi ha confidato di voler conoscere le nuove tecnologie ora che ha più tempo libero).
Al congresso di Milano a cui ho partecipato l’altra settimana, ho trovato rispetto a 12 mesi prima un pubblico (composto da professionisti del settore) più predisposto e molto più preparato,talvolta più degli stessi speaker.
Spunti emersi durante congressi dei mesi passati si sono tramutati oggi in success case.
Timori, luoghi comuni e pregiudizi sono alimentati spesso dai media tradizionali e dalle majors musicali e cinematografiche, che cercano di condizionare chi potrebbe avvicinarsi al web.

@Rosario
Leggevo l’altro ieri le dichiarazioni rilasciate da Bernabè, AD di Telecom Italia:
- Telecom si propone come fornitore unico delle infrastrutture per realizzare economie di scala
- Finora solo l’utenza ha goduto della riduzione dei costi
- Telecom taglierà costi per 300 mln/€ anno e 5 mila unità di personale addetto
- La copertura del territorio con la banda larga avverrà entro il 2015 (!!)

Il Governo invece sta studiando una “legge obiettivo” per il Broadband, con la quale trasferire sul web diversi servizi della PA, nell’intento di innescare un circolo virtuoso per gli investimenti sul web.
Per quanto riguarda invece il processo di separazione delle infrastrutture dai servizi, discusso dal 2006 e transitato per l’operazione Open Access di Telecom dello scorso febbraio, sembra ormai accantonato.

Morale: se aspettiamo il cablaggio della fibra ottica facciamo in tempo a diventare vecchi.
Più verosimilmente saranno le connessioni wireless a fare da traino al web. Lo stesso WiMax di cui tanto si è parlato rischia di essere già sorpassato nel momento in cui entrerà in funzione, visto che si parla già di tecnologie più evolute.
Ciao!!

p.s. Mi piace il ritorno al titolo (quasi) originario del blog: io nei preferiti avevo mantenuto quello, è più personale.

sens ha detto...

Ciao Layla,

mia sorella di 35 anni, dopo aver capito cosa faccio, mi ha detto..."ma cliccando sui banner poi non ti fanno telefonare in Australia?"...:-) (Per il resto è intelligente, te lo assicuro, solo odia la tecnologia....)

p.s. ho aggiunto un link al tuo blog nel mio, "mercato gay", spero sia ok...un salutone

Daniele Iannaccone

Brunella Longo ha detto...

Ciao Layla e grazie per la tua professionalita' e il tuo entusiasmo incrollabili che condivido da quando ti ho conosciuta, all'inizio della tua carriera.

Penso che i professionisti di internet da soli e insieme, con le loro aziende e le loro associazioni, con le loro reti e le loro iniziative possano fare:

- purtroppo molto poco per risolvere il problema del digital divide;

- molto per migliorare la qualità e la percezione della qualità di ciò che si trova e si può fare in rete. La quercia nasce dalla ghianda.

Risolvere problemi come il digital divide richiede una politica culturale (che per sua natura non puo' che essere anche una politica per l'innovazione e per favorire il cambiamento e l'integrazione sociali) di ampio respiro che nel nostro Paese non c'è mai stata dall'Unità d'Italia in avanti.

Meno che mai riteniamo tutti che una seria politica per l'innovazione socio-culturale possa svilupparsi mentre il protagonista della vita politica italiana è anche il proprietario della maggioranza dei mezzi di comunicazione, in termini di raccolta delle risorse pubblicitarie, il cui interesse primario e' il mantenimento dello status quo. Lo dico con la serenità di chi ha solo affetto e gratitudine nei confronti di Silvio Berlusconi.

Ma credo che continuando ad attribuire alla mentalità degli italiani e alla loro antropologia ogni resistenza al cambiamento non facciamo un favore al Paese.
L'Italia dovrà attendere la formazione di un'altra classe politica e di un'altra classe dirigente se andiamo avanti cosi' per riuscire a lavorare con serietà e determinazione sul "mental divide", sulla nostra storica e tradizionale diffidenza verso le diversita' e verso il nuovo, sui livelli di istruzione, sulle politiche per lo sviluppo del lavoro femminile e ogni altro fattore abilitante l'uso "smart" delle tecnologie nella vita sociale e produttiva.

L'Italia e' ancora piena di feudi e feudatari, ma con una propensione altissima ad interessarsi delle novità e anche delle novita' tecnologiche e dell'innovazione. Credo che per la nostra generazione sarebbe un risultato eccezionale riuscire ad affrontare serenamente e seriamente i problemi a questo livello, senza cadere nel fatalismo, nel catastrofismo, nel fanatismo e in ogni altro "ismo" di sapore qualunquistico e un po' ideologico.

Io posso dire queste cose non perche' sono un'eroina ma perche' sono ormai abbastanza fuori dal sistema. Nel senso che dal 2003 si puo' dire che praticamente non lavoro piu' nel vostro settore. Ho lavorato molto su internet e la pubblicita' negli anni tra il 1995 e il 1999/2000. Quella generazione di pubblicitari, che in parte mi onoro di avere contribuito a formare, a parte i pionieri, i piu' bravi, i piu' tenaci e i piu' motivati, purtroppo e' stata letteralmente bruciata via, spazzata fuori dai fallimenti della new economy. Gente che oggi fa altro e di internet e delle tecnologie non ne vuole piu' sapere. Chi di voi non ha almeno un amico in queste condizioni?

Oggi sento giovani e meno giovani affrontare le cose esattamente come avremmo potuto fare dieci o piu' anni fa. Questo vuol dire che abbiamo perso dieci anni e che siamo un paese bloccato. Anestetizzato. L'unico modo per risvegliarlo e' smettere di prendere l'anestetico, cioè non accettare piu' le solite motivazioni e giustificazioni storicantrope sulla nostra arretratezza culturale. Tutte palle. Non hanno alcun fondamento ne' storico, ne' antropologico, ne' scientifico. Come professionisti della comunicazione voi potete riconoscere che queste argomentazioni sono solo propaganda funzionale alla conservazione dello status quo.

Gli italiani amano la tecnologia. Ditelo!

cari saluti e ancora complimenti
Brunella