Sono reduce dalla presentazione di Edelman e Technorati. Ho trovato tutto molto interessante. Ho apprezzato anche il contraddittorio tra alcuni blogger ma sinceramente non ho capito quali fossero realmente obiettivo e target della conferenza (scusate la deformazione professionale).
Le Biciclette (la location) era pienissima, c'era gente per strada alle ore 11.45, seduti di fronte ai relatori un gruppo di blogger (direi lo "zoccolo duro" dei blogger italiani)...poche aziende investitori pubblicitari (li definisco cosi' per semplicita') da quanto ho visto ovvero credo il reale target della presentazione che offriva un servizio di monitoraggio della brand all'interno dei blog.
Tutto giustificabile pero'... credo sia stata, quella di oggi, una delle rarissime occasioni di incontro fra blogger, e dunque a Edelman va il plauso di averli riuniti, e credo anche che molte aziende siano state invitate ma poche abbiano capito l'importanza della presentazione e non siano venute.
venerdì, ottobre 13, 2006
domenica, ottobre 08, 2006
American dream
L'altro ieri a San Francisco ho conosciuto Chad Hurley, fondatore di YouTube. Questa settimana e' su tutti i giornali internazionali e nazionali finanziari ed economici, Forbes gli ha dedicato la copertina, ieri Repubblica dava per quasi certa l'acquisizione da parte di Google.
Ma la riflessione che volevo fare e' questa: solo in America possono succedere certe cose...e non e' un modo di dire...
Secondo voi, se You Tube fosse nato dalla brillante intuizione di due trentenni rampanti ma italiani avrebbe ottenuto lo stesso successo? Io dico di no. Primo, perche' difficilmente avrebbero trovato un venture capital che a colpi di due/tre milioni di dollari arrivava a finanziare il progetto, tutt'ora in perdita, per 11 milioni di dollari. Secondo perche' gli americani sono tanti, entusiasti e molto estroversi per cui, l'alchimia di un sito nato dall'esigenza di due amici di uplodare e vedere facilmente i proprio video amatoriali, che nel giro di pochi mesi ha iniziato a raccogliere una community di decine di milioni di users che, attraverso un meccanismo di word of mouth, l'hanno fatto diventare il sito piu' desiderabile del momento, e' una "chemistry" tutta made in USA.
Credo abbiate letto che Google sembra che lo voglia acquisire per 1,6 billion usdollars...
Ma il paradosso (che poi tanto paradosso non e') sta nel fatto che la NBC, uno dei piu' importanti network televisivi americani, ha fatto un accordo con Yout Tube in termini di investimento pubblicitario per promuovere i propri programmi televisivi attraverso ...broadcast yourself!
http://www.youtube.com/watch?v=pEa6Cnczy5c
http://www.youtube.com/watch?v=8aL26uOQiDk
La strategia creativa e' a dir poco eccezionale e per chi non avesse ancora idea di come cambiera' l'advertising o meglio il communication planning ecco qui un ottimo esempio del futuro che ci aspetta. La NBC e' stata una delle prime grandi media company a capire il valore dell'audience di You Tube tanto da inginocchiarsi ed andare ad acquistare posizioni pubblicitarie con la speranza di incrementare la propria audience televisiva. E ci potete scommettere che i risultati arriveranno.
Ma la riflessione che volevo fare e' questa: solo in America possono succedere certe cose...e non e' un modo di dire...
Secondo voi, se You Tube fosse nato dalla brillante intuizione di due trentenni rampanti ma italiani avrebbe ottenuto lo stesso successo? Io dico di no. Primo, perche' difficilmente avrebbero trovato un venture capital che a colpi di due/tre milioni di dollari arrivava a finanziare il progetto, tutt'ora in perdita, per 11 milioni di dollari. Secondo perche' gli americani sono tanti, entusiasti e molto estroversi per cui, l'alchimia di un sito nato dall'esigenza di due amici di uplodare e vedere facilmente i proprio video amatoriali, che nel giro di pochi mesi ha iniziato a raccogliere una community di decine di milioni di users che, attraverso un meccanismo di word of mouth, l'hanno fatto diventare il sito piu' desiderabile del momento, e' una "chemistry" tutta made in USA.
Credo abbiate letto che Google sembra che lo voglia acquisire per 1,6 billion usdollars...
Ma il paradosso (che poi tanto paradosso non e') sta nel fatto che la NBC, uno dei piu' importanti network televisivi americani, ha fatto un accordo con Yout Tube in termini di investimento pubblicitario per promuovere i propri programmi televisivi attraverso ...broadcast yourself!
http://www.youtube.com/watch?v=pEa6Cnczy5c
http://www.youtube.com/watch?v=8aL26uOQiDk
La strategia creativa e' a dir poco eccezionale e per chi non avesse ancora idea di come cambiera' l'advertising o meglio il communication planning ecco qui un ottimo esempio del futuro che ci aspetta. La NBC e' stata una delle prime grandi media company a capire il valore dell'audience di You Tube tanto da inginocchiarsi ed andare ad acquistare posizioni pubblicitarie con la speranza di incrementare la propria audience televisiva. E ci potete scommettere che i risultati arriveranno.
American dream
L'altro ieri a San Francisco ho conosciuto Chad Hurley, fondatore di YouTube. Questa settimana e' su tutti i giornali internazionali e nazionali finanziari ed economici, Forbes gli ha dedicato la copertina, ieri Repubblica dava per quasi certa l'acquisizione da parte di Google.
Ma la riflessione che volevo fare e' questa: solo in America possono succedere certe cose...e non e' un modo di dire...
Secondo voi, se You Tube fosse nato dalla brillante intuizione di due trentenni rampanti ma italiani avrebbe ottenuto lo stesso successo? Io dico di no. Primo, perche' difficilmente avrebbero trovato un venture capital che a colpi di due/tre milioni di dollari arrivava a finanziare il progetto, tutt'ora in perdita, per 11 milioni di dollari. Secondo perche' gli americani sono tanti, entusiasti e molto estroversi per cui, l'alchimia di un sito nato dall'esigenza di due amici di uplodare e vedere facilmente i proprio video amatoriali, che nel giro di pochi mesi ha iniziato a raccogliere una community di decine di milioni di users che, attraverso un meccanismo di word of mouth, l'hanno fatto diventare il sito piu' desiderabile del momento, e' una "chemistry" tutta made in USA.
Credo abbiate letto che Google sembra che lo voglia acquisire per 1,6 billion usdollars...
Ma il paradosso (che poi tanto paradosso non e') sta nel fatto che la NBC, uno dei piu' importanti network televisivi americani, ha fatto un accordo con Yout Tube in termini di investimento pubblicitario per promuovere i propri programmi televisivi attraverso ...broadcast yourself!
http://www.youtube.com/watch?v=pEa6Cnczy5c
http://www.youtube.com/watch?v=8aL26uOQiDk
La strategia creativa e' a dir poco eccezionale e per chi non avesse ancora idea di come cambiera' l'advertising o meglio il communication planning ecco qui un ottimo esempio del futuro che ci aspetta. La NBC e' stata una delle prime grandi media company a capire il valore dell'audience di You Tube tanto da inginocchiarsi ed andare ad acquistare posizioni pubblicitarie con la speranza di incrementare la propria audience televisiva. E ci potete scommettere che i risultati arriveranno.
Ma la riflessione che volevo fare e' questa: solo in America possono succedere certe cose...e non e' un modo di dire...
Secondo voi, se You Tube fosse nato dalla brillante intuizione di due trentenni rampanti ma italiani avrebbe ottenuto lo stesso successo? Io dico di no. Primo, perche' difficilmente avrebbero trovato un venture capital che a colpi di due/tre milioni di dollari arrivava a finanziare il progetto, tutt'ora in perdita, per 11 milioni di dollari. Secondo perche' gli americani sono tanti, entusiasti e molto estroversi per cui, l'alchimia di un sito nato dall'esigenza di due amici di uplodare e vedere facilmente i proprio video amatoriali, che nel giro di pochi mesi ha iniziato a raccogliere una community di decine di milioni di users che, attraverso un meccanismo di word of mouth, l'hanno fatto diventare il sito piu' desiderabile del momento, e' una "chemistry" tutta made in USA.
Credo abbiate letto che Google sembra che lo voglia acquisire per 1,6 billion usdollars...
Ma il paradosso (che poi tanto paradosso non e') sta nel fatto che la NBC, uno dei piu' importanti network televisivi americani, ha fatto un accordo con Yout Tube in termini di investimento pubblicitario per promuovere i propri programmi televisivi attraverso ...broadcast yourself!
http://www.youtube.com/watch?v=pEa6Cnczy5c
http://www.youtube.com/watch?v=8aL26uOQiDk
La strategia creativa e' a dir poco eccezionale e per chi non avesse ancora idea di come cambiera' l'advertising o meglio il communication planning ecco qui un ottimo esempio del futuro che ci aspetta. La NBC e' stata una delle prime grandi media company a capire il valore dell'audience di You Tube tanto da inginocchiarsi ed andare ad acquistare posizioni pubblicitarie con la speranza di incrementare la propria audience televisiva. E ci potete scommettere che i risultati arriveranno.
domenica, ottobre 01, 2006
CREATIVE COMMONS
In questi giorni ho seguito con un pochino di attenzione la discussione tra Vittorio Zambardino e Luca Sofri nata dalla lamentela di quest'ultimo per un comportamento non corretto da parte di Kataweb News che si esplica nel riprendere suoi post senza averlo preventivamente avvertito.
BTW: la discussione e' sempre piu' infuocata!
http://vittoriozambardino.blog.kataweb.it/
http://www.wittgenstein.it/post/20060930_62836.html
Penso che una soluzione al problema del diritto d'autore o quantomeno di un codice deontologico a cui dovrebbero rifarsi tutti coloro che rientrano in quella moltitudine di users che generano contenuti protrebbe essere quella offerta da Creative Commons.
Si tratta di un'organizzazione no profit che offre gratuitamente una serie di strumenti/licenze per proteggere le proprie opere d'ingegno.
Qui di seguito maggiori dettagli:
Creative Commons licenses provide a flexible range of protections and freedoms for authors, artists, and educators. We have built upon the "all rights reserved" concept of traditional copyright to offer a voluntary "some rights reserved" approach. We're a non profit organization. All of our tools are free.
BTW: la discussione e' sempre piu' infuocata!
http://vittoriozambardino.blog.kataweb.it/
http://www.wittgenstein.it/post/20060930_62836.html
Penso che una soluzione al problema del diritto d'autore o quantomeno di un codice deontologico a cui dovrebbero rifarsi tutti coloro che rientrano in quella moltitudine di users che generano contenuti protrebbe essere quella offerta da Creative Commons.
Si tratta di un'organizzazione no profit che offre gratuitamente una serie di strumenti/licenze per proteggere le proprie opere d'ingegno.
Qui di seguito maggiori dettagli:
Creative Commons licenses provide a flexible range of protections and freedoms for authors, artists, and educators. We have built upon the "all rights reserved" concept of traditional copyright to offer a voluntary "some rights reserved" approach. We're a non profit organization. All of our tools are free.
sabato, settembre 30, 2006
The Wisdom of Crowds
Nella vita molto spesso siamo portati a sottostimare il valore delle cose piu' semplici, banali e popolari.
Pensiamo che l'esclusivita', l'unicita', l'originalita' di un pensiero, di una circostanza, di un avvenimento facciano la differenza. Questo e' vero.
Ma cos'e' che "muove" il mondo? Cos'e' quel fattore che consente all'umanita' di progredire? Sono le invenzioni geniali di pochi singoli o al massimo di un'elite di intellettuali o piuttosto l'intelligenza collettiva?
Sto leggendo un libro dal titolo "The Wisdom of Crowds" nel quale l'autore, Jim Surowiecki, un giornalista del New Yorker sostiene che sia la saggezza della folla a fare la differenza, che l'unione di piu' intelligenze, l'integrazione di molteplici punti di vista, l'incrocio e la mediazione di ogni singola idea creino piu' valore di quanto possa crearne il genio isolato di una mente illuminata con un quoziente di intelligenza superiore alla media.
Tante semplici e mediocri intelligenze se messe a fattor comune producono, secondo Surowiecki, piu' valore in assoluto e sono la vera causa dello sviluppo della Societa', dell'Economia e del Business.
Io sono d'accordo con Surowiecki. Certo, l'invenzione di un genio puo' far far qualche balzo in avanti al progresso sociale ma statisticamente parlando e' piu' importante la saggezza popolare o per meglio dire e' il contributo di un numero elevato di cervelli, seppur mediamente intelligenti, che poi consente un reale costante ed inarrestabile sviluppo del nostro essere.
Il libro non e' ancora stato tradotto in italiano ma per chi fosse curioso di leggerlo subito lo trova su Amazon e su tutti i piu' importanti e-bookshop internazionali.
Pensiamo che l'esclusivita', l'unicita', l'originalita' di un pensiero, di una circostanza, di un avvenimento facciano la differenza. Questo e' vero.
Ma cos'e' che "muove" il mondo? Cos'e' quel fattore che consente all'umanita' di progredire? Sono le invenzioni geniali di pochi singoli o al massimo di un'elite di intellettuali o piuttosto l'intelligenza collettiva?
Sto leggendo un libro dal titolo "The Wisdom of Crowds" nel quale l'autore, Jim Surowiecki, un giornalista del New Yorker sostiene che sia la saggezza della folla a fare la differenza, che l'unione di piu' intelligenze, l'integrazione di molteplici punti di vista, l'incrocio e la mediazione di ogni singola idea creino piu' valore di quanto possa crearne il genio isolato di una mente illuminata con un quoziente di intelligenza superiore alla media.
Tante semplici e mediocri intelligenze se messe a fattor comune producono, secondo Surowiecki, piu' valore in assoluto e sono la vera causa dello sviluppo della Societa', dell'Economia e del Business.
Io sono d'accordo con Surowiecki. Certo, l'invenzione di un genio puo' far far qualche balzo in avanti al progresso sociale ma statisticamente parlando e' piu' importante la saggezza popolare o per meglio dire e' il contributo di un numero elevato di cervelli, seppur mediamente intelligenti, che poi consente un reale costante ed inarrestabile sviluppo del nostro essere.
Il libro non e' ancora stato tradotto in italiano ma per chi fosse curioso di leggerlo subito lo trova su Amazon e su tutti i piu' importanti e-bookshop internazionali.
martedì, settembre 12, 2006
Ma quant'e' bravo e "brave" il Ministro Gentiloni!
Comincio con il dire che un Ministro che ha un blog e' bravo "by default"...in piu' dice sul suo blog un sacco di cose interessanti. E che dire poi sul fatto che i post di chi vuole interagire con lui, lasciando i propri commenti, non vengono neanche filtrati!
Vi segnalo ad esempio questo post del Ministro, di cui trovate il link qui di seguito, che non sostiene niente di nuovo (almeno per noi addetti ai lavori)... ma se e' Lui in prima persona ad esprimersi tutto assume una dimensione come dire diversa, ipotizzando poi le implicazioni politiche che il suo pensiero possa generare. Davvero bravo! oltre che "brave" (all'inglese :-)
http://www.paologentiloni.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&doc=2238&sid=1
Vi segnalo ad esempio questo post del Ministro, di cui trovate il link qui di seguito, che non sostiene niente di nuovo (almeno per noi addetti ai lavori)... ma se e' Lui in prima persona ad esprimersi tutto assume una dimensione come dire diversa, ipotizzando poi le implicazioni politiche che il suo pensiero possa generare. Davvero bravo! oltre che "brave" (all'inglese :-)
http://www.paologentiloni.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&doc=2238&sid=1
mercoledì, agosto 09, 2006
WEB 2.0 attenzione ad usarlo
Lo sapevate che Web 2.0 e' un trademark coniato dall'editore americano O'Reilly?
...attenzione dunque ad usarlo, potreste essere citati in giudizio!
Per chi volesse saperne di piu':
http://www.tomrafteryit.net/oreilly-trademarks-web-20-and-sets-lawyers-on-itcork/
http://radar.oreilly.com/archives/2006/05/controversy_about_our_web_20_s.html
http://www.crunchnotes.com/?p=216
...attenzione dunque ad usarlo, potreste essere citati in giudizio!
Per chi volesse saperne di piu':
http://www.tomrafteryit.net/oreilly-trademarks-web-20-and-sets-lawyers-on-itcork/
http://radar.oreilly.com/archives/2006/05/controversy_about_our_web_20_s.html
http://www.crunchnotes.com/?p=216
giovedì, agosto 03, 2006
Sulla Net Neutrality
E' il titolo dell'articolo molto interessante che ha scritto Massimo Fubini, A.D. di Tomato Interactive http://www.tomato.it/chisiamo/team_mf.php, su La Voce.
Ho trovato il pezzo di Massimo chiaro, anche attraverso l'uso di metafore che spiegano esattamente "l'oggetto del contendere", e ricco di stimoli.
Spero che il nuovo Governo tenga conto di questi contributi di pensiero -che ogni giorno molte persone appassionate, disponibili e competenti come Massimo, offrono cosi'... in maniera neutrale- quando si apprestera' a prendere una serie di decisioni che certamente potranno cambiare il business di molte aziende ma anche il futuro della nostra societa'.
http://www.lavoce.info/news/view.php?id=44&cms_pk=2300&from=index
Ho trovato il pezzo di Massimo chiaro, anche attraverso l'uso di metafore che spiegano esattamente "l'oggetto del contendere", e ricco di stimoli.
Spero che il nuovo Governo tenga conto di questi contributi di pensiero -che ogni giorno molte persone appassionate, disponibili e competenti come Massimo, offrono cosi'... in maniera neutrale- quando si apprestera' a prendere una serie di decisioni che certamente potranno cambiare il business di molte aziende ma anche il futuro della nostra societa'.
http://www.lavoce.info/news/view.php?id=44&cms_pk=2300&from=index
About Podcasting
Il podcasting è un'applicazione che permette di scaricare file multimediali -audio e video- da internet. "Podcasting" e' un neologismo creato dalla combinazione di due parole "iPod" e "broadcasting" talmente utilizzato che lo scorso anno e' stato ufficialmente inserito nel Nex Oxford America Dictionary. Il software per il podcasting e' tipicamente reperibile online gratuitamente (ad esempio http://www.apple.com/itunes/download/ ) e una volta configurato si collega regolarmente al sito selezionato downlodando i contenuti di interesse sul proprio PC. La modalita' di erogazione dei contenuti e' ovviamente dipendentemente dall'editore degli stessi che puo' offrirli gratuitamente o attraverso pagamento.
Questa e' la definizione che propone Wikipedia:
Podcasting is the method of distributing multimedia files, such as audio programs or music videos, over the Internet using either the RSS or Atom syndication formats, for playback on mobile devices and personal computers. The term podcast, like 'radio', can mean both the content and the method of delivery. The host or author of a podcast is often called a podcaster. Though podcasters' web sites may also offer direct download or streaming of their files; a podcast however is distinguished by its ability to be downloaded automatically using software capable of reading RSS or Atom feeds.
Usually a podcast features one type of 'show', with new episodes released either sporadically or at planned intervals such as daily or weekly. In addition, there are podcast networks that feature multiple shows on the same feed.
Ma quanti sono gli internet users italiani che lo conoscono e ne fanno uso? Secondo l'ultima preziosissima indagine di GFK Eurisko New Media conoscono il podcasting circa 5,4 milioni di individui ma ne fanno uso circa 400mila persone.
Pur non utilizzandolo ancora hanno dichiarato interesse verso il podcasting circa 3 milioni di individui. Il trend e' dunque senz'altro positivo e le aspettative di crescita della curva di adozione sono anch'esse decisamente interessanti.
Questa e' la definizione che propone Wikipedia:
Podcasting is the method of distributing multimedia files, such as audio programs or music videos, over the Internet using either the RSS or Atom syndication formats, for playback on mobile devices and personal computers. The term podcast, like 'radio', can mean both the content and the method of delivery. The host or author of a podcast is often called a podcaster. Though podcasters' web sites may also offer direct download or streaming of their files; a podcast however is distinguished by its ability to be downloaded automatically using software capable of reading RSS or Atom feeds.
Usually a podcast features one type of 'show', with new episodes released either sporadically or at planned intervals such as daily or weekly. In addition, there are podcast networks that feature multiple shows on the same feed.
Ma quanti sono gli internet users italiani che lo conoscono e ne fanno uso? Secondo l'ultima preziosissima indagine di GFK Eurisko New Media conoscono il podcasting circa 5,4 milioni di individui ma ne fanno uso circa 400mila persone.
Pur non utilizzandolo ancora hanno dichiarato interesse verso il podcasting circa 3 milioni di individui. Il trend e' dunque senz'altro positivo e le aspettative di crescita della curva di adozione sono anch'esse decisamente interessanti.
lunedì, luglio 24, 2006
Quanti sono i Blog in Italia?
Quanti sono i Blog in Italia?
nel mese di febbraio avevo postato questo messaggio:
...Secondo l'ultima Eurisko New Media il 2% degli utenti internet possiede/gestisce un blog personale cio' significa che in italia ci sono circa 350.000 blog...
Sapete quanti sono ora sempre secondo l'ultima vawe della ricerca GFK Eurisko New Media?
il 4% ovvero circa 650.000...potere degli "user generated content"
nel mese di febbraio avevo postato questo messaggio:
...Secondo l'ultima Eurisko New Media il 2% degli utenti internet possiede/gestisce un blog personale cio' significa che in italia ci sono circa 350.000 blog...
Sapete quanti sono ora sempre secondo l'ultima vawe della ricerca GFK Eurisko New Media?
il 4% ovvero circa 650.000...potere degli "user generated content"
domenica, luglio 23, 2006
Lynette e le sue favolose chart
Vorrei parlarVi di Lynette e di come Lei all'interno di Isobar abbia trovato un modo per condividere la conoscenza con la convinzione, che e' anche la mia, che solo diffondendo la cultura del digitale si possa accelerare la trasformazione del settore della comunicazione.
Lynette Webb (un cognome una garanzia :-) e' la mia collega di Londra che fa la "strategic analyst" ed e' una fucina di idee e di modi per supportare il nostro network Isobar.
Guardate Voi stessi che galleria di immagini evocative.
Credo non vi sia nulla di meglio di un'immagine, di una foto con un commento sintetico per trasmettere un messaggio impattante e che lasci il segno.
http://www.flickr.com/photos/lynetter/sets/72057594139269787/
Lynette Webb (un cognome una garanzia :-) e' la mia collega di Londra che fa la "strategic analyst" ed e' una fucina di idee e di modi per supportare il nostro network Isobar.
Guardate Voi stessi che galleria di immagini evocative.
Credo non vi sia nulla di meglio di un'immagine, di una foto con un commento sintetico per trasmettere un messaggio impattante e che lasci il segno.
http://www.flickr.com/photos/lynetter/sets/72057594139269787/
venerdì, luglio 21, 2006
L'email marketing e' in declino???
Oggi mi ha telefonato un giornalista dicendomi che stava scrivendo un articolo su "...questo fenomeno del declino dell'email marketing...", dicendomi se avevo dati che potessero supportare questo trend negativo.
Ho strabuzzato gli occhi...perche' con le orecchie non mi riesce :-)
Gli ho chiesto da quale presupposto-fonte partisse la sua considerazione visto che dal mio punto di vista invece il trend presentava dei valori positivi.
Naturalmente l'email marketing ha subito degli "scossoni" a causa di un utilizzo improprio ed in alcuni casi illegale della posta elettronica (vedi spamming, phishing etc), e ancora ne subira', ma da qui a dire che dovremmo recitare il "requiem" dell'email marketing...accidenti, no!
Oggi siamo di fronte, da un lato, ad un consumatore piu' maturo ed attento a selezionare e filtrare i messaggi indesiderati, dall'altro alle aziende che finalmente stanno comprendendo il valore di questo veicolo iniziando ad utilizzarlo sempre piu' strategicamente e ponendo grande attenzione alla qualita' dei contenuti, con l'obiettivo di coinvolgere il consumatore in una relazione duratura e soddisfacente da entrambe le parti.
La curva di adozione dell'email marketing nelle aziende in quanto una delle piu' importanti piattaforme di dialogo con i consumatori si sta via via elevando. Perche'? Semplice perche' se gestita con professionalita' funziona.
L'email marketing non e' un fenomeno di moda bensi' una modalita' molto efficace ed efficiente per le aziende di entrare in relazione con i consumatori. Tutto qui.
Riporto questa newsletter che ho ricevuto ieri e che "casca a fagiuolo":
REMEMBER SIX YEARS AGO OR so when e-mail was "the flavor of the month"?
You remember--all of those comments about customers feeling free to e-mail what they were thinking while they sat in their pajamas? Back then, for the first time in a very long time, customers felt like they could actually have "real conversations" with companies. And, when companies started to e-mail back...well, you would have thought that solving world hunger could not have been far off.
Cool? WAY Cool! Consumers couldn't believe they had found an alternative vehicle to engage in a two-way dialogue with companies whose services and products they valued. This event was the footing for the foundation of face-to-face marketing online.
Yeah, e-mail had one hell of a "coming-out party": cheap, relatively easy, very responsive and safe--everyone's eyes were on her. For a while, she even came with flashy videos and java scripts that made e-mail interesting to open and fun to read. And just when this beautiful channel debutante was in the middle of her big dance, the party was over.
The commoditization of e-mail pricing fueled by vendor wars, bells and whistles galore, and the looming promise of a CRM platform that solved everything, swooped in and crashed the party. When this happened, e-mail entered a dark age filled with, spam, phishing, and deliverability issues. The glamour, glitz, and ease of use were gone.
But guess what? It is time for e-mail's second coming-out party. She's reinvented herself and she's back with a vengeance! Today's e-mail is not the e-mail you used to know. Today's e-mail has emerged as the cornerstone of digital media and digital relationships--and is now the way that over 60 million people communicate with their friends and family on a daily basis. E-mail has become much more than a commoditized messaging platform; it is the glue that bonds the customer to the brand in a digital world. Ninety-five percent of companies who market use e-mail as a key marketing vehicle. If your company is not using e-mail in a strategic manner, or does not recognize that EVERY e-mail you send or respond to is an opportunity to deliver on the promise of your brand, you are clearly missing the party. In the new world of e-mail, there are seven key strategic elements that need to be considered when planning a program or campaign: 1. Your growth and maintenance plans for your prospect e-mail database.
2. Your opt-in methodology and early engagement strategy.
3. Your e-mail "promise" and the way the brand is represented.
4. Your header information and deliverability score and reputation.
5. "Above the fold" placement of imagery that drives action and use of relevant content.
6. The Web site/landing page engagement flow and interaction.
7. The strategy for integrating the precious content in your e-mails with other digital media: blogs, rss feeds and communities.
...
Check out the E-mail Experience Council Web site at http://www.emailexperience.org.
Ho strabuzzato gli occhi...perche' con le orecchie non mi riesce :-)
Gli ho chiesto da quale presupposto-fonte partisse la sua considerazione visto che dal mio punto di vista invece il trend presentava dei valori positivi.
Naturalmente l'email marketing ha subito degli "scossoni" a causa di un utilizzo improprio ed in alcuni casi illegale della posta elettronica (vedi spamming, phishing etc), e ancora ne subira', ma da qui a dire che dovremmo recitare il "requiem" dell'email marketing...accidenti, no!
Oggi siamo di fronte, da un lato, ad un consumatore piu' maturo ed attento a selezionare e filtrare i messaggi indesiderati, dall'altro alle aziende che finalmente stanno comprendendo il valore di questo veicolo iniziando ad utilizzarlo sempre piu' strategicamente e ponendo grande attenzione alla qualita' dei contenuti, con l'obiettivo di coinvolgere il consumatore in una relazione duratura e soddisfacente da entrambe le parti.
La curva di adozione dell'email marketing nelle aziende in quanto una delle piu' importanti piattaforme di dialogo con i consumatori si sta via via elevando. Perche'? Semplice perche' se gestita con professionalita' funziona.
L'email marketing non e' un fenomeno di moda bensi' una modalita' molto efficace ed efficiente per le aziende di entrare in relazione con i consumatori. Tutto qui.
Riporto questa newsletter che ho ricevuto ieri e che "casca a fagiuolo":
REMEMBER SIX YEARS AGO OR so when e-mail was "the flavor of the month"?
You remember--all of those comments about customers feeling free to e-mail what they were thinking while they sat in their pajamas? Back then, for the first time in a very long time, customers felt like they could actually have "real conversations" with companies. And, when companies started to e-mail back...well, you would have thought that solving world hunger could not have been far off.
Cool? WAY Cool! Consumers couldn't believe they had found an alternative vehicle to engage in a two-way dialogue with companies whose services and products they valued. This event was the footing for the foundation of face-to-face marketing online.
Yeah, e-mail had one hell of a "coming-out party": cheap, relatively easy, very responsive and safe--everyone's eyes were on her. For a while, she even came with flashy videos and java scripts that made e-mail interesting to open and fun to read. And just when this beautiful channel debutante was in the middle of her big dance, the party was over.
The commoditization of e-mail pricing fueled by vendor wars, bells and whistles galore, and the looming promise of a CRM platform that solved everything, swooped in and crashed the party. When this happened, e-mail entered a dark age filled with, spam, phishing, and deliverability issues. The glamour, glitz, and ease of use were gone.
But guess what? It is time for e-mail's second coming-out party. She's reinvented herself and she's back with a vengeance! Today's e-mail is not the e-mail you used to know. Today's e-mail has emerged as the cornerstone of digital media and digital relationships--and is now the way that over 60 million people communicate with their friends and family on a daily basis. E-mail has become much more than a commoditized messaging platform; it is the glue that bonds the customer to the brand in a digital world. Ninety-five percent of companies who market use e-mail as a key marketing vehicle. If your company is not using e-mail in a strategic manner, or does not recognize that EVERY e-mail you send or respond to is an opportunity to deliver on the promise of your brand, you are clearly missing the party. In the new world of e-mail, there are seven key strategic elements that need to be considered when planning a program or campaign: 1. Your growth and maintenance plans for your prospect e-mail database.
2. Your opt-in methodology and early engagement strategy.
3. Your e-mail "promise" and the way the brand is represented.
4. Your header information and deliverability score and reputation.
5. "Above the fold" placement of imagery that drives action and use of relevant content.
6. The Web site/landing page engagement flow and interaction.
7. The strategy for integrating the precious content in your e-mails with other digital media: blogs, rss feeds and communities.
...
Check out the E-mail Experience Council Web site at http://www.emailexperience.org.
giovedì, luglio 20, 2006
domenica, luglio 09, 2006
Se son rose fioriranno...
Maggio, il mese delle rose, offre ancora una profumatissima perfomance per il mercato dell'online advertising. La crescita del mercato per il quinto mese continua inarrestabile, a breve ce lo confermeranno i dati di NMR, Iab Italia e AssoInternet. Siamo sempre intorno al 50%. Un dato davvero entusiasmante se comparato con i media classici che continuano a mantenere una posizione che oserei definire difensiva.
Sicuramente assisteremo ad un lieve rallentamento nei mesi di luglio e agosto, periodo in cui storicamente il mercato presenta un andamento "vacanziero", ma sono convinta che di nuovo gli ultimi tre mesi dell'anno riequilibreranno la situazione riportando i livelli di incremento ai primi cinque mesi dell'anno. Quindi non spaventiamoci, "the tipping point" e' finalmente arrivato, difficile tornare indietro a questo punto ;-) ...a proposito ne consiglio a tutti la lettura http://www.gladwell.com/tippingpoint/index.html
...un saluto dalla Vostra "connector"...
Sicuramente assisteremo ad un lieve rallentamento nei mesi di luglio e agosto, periodo in cui storicamente il mercato presenta un andamento "vacanziero", ma sono convinta che di nuovo gli ultimi tre mesi dell'anno riequilibreranno la situazione riportando i livelli di incremento ai primi cinque mesi dell'anno. Quindi non spaventiamoci, "the tipping point" e' finalmente arrivato, difficile tornare indietro a questo punto ;-) ...a proposito ne consiglio a tutti la lettura http://www.gladwell.com/tippingpoint/index.html
...un saluto dalla Vostra "connector"...
domenica, luglio 02, 2006
Verso l'advertising on demand
La frammentazione dell'audience attraverso i numerosi media interattivi che sempre piu' diventeranno l'alternativa ai tradizionali mezzi di comunicazione sta generando anche una grande novita' nell'ambito della pubblicita', anzi due.
Obiettivo primario sara' quello di raggiungere il target interpretando a priori le sue esigenze ed offrendogli una pubblicita' totalmente coerente e rilevante. Mi riferisco al concetto di "behavioural targeting" che tiene conto di processi profilazione deduttiva ed induttiva e che potrebbe essere la vera ancora di salvezza per chi crede come me che, nel giro di qualche anno, la somministrazione di fortissime dosi di pubblicita' televisiva non solo non sara' piu' in grado di alzare la curva del ricordo e di tutte le altre metriche che portano all'intenzione di acquisto ma richiedera' budget molto elevati e peraltro indirizzati ad un pubblico, quello televisivo, che tutto sommato non ha tutto questo grande potere di acquisto essendo in buona parte composto da individui over 65 anni.
Inoltre i consumatori stanno cambiando molto in termini di attitudine all'acquisto dei prodotti: prima di comprare si informano perche' non si accontentano piu' di essere convinti attraverso terapie basate su dosi massicce di GRP's; e dove si informano? Naturalmente su Internet. Prova ne e' il fatto che tutte le volte che si misura la correlazione tra una campagna televisiva e cio' che avviene online, principalmente sui motori di ricerca, si rileva una crescita delle ricerche effettuate per approfondire le caratteristiche del prodotto o del servizio visto in TV.
La pubblicita' interattiva che puo' essere misurata puntualmente attraverso un'attivita' di tracking delle azioni che i consumatori fanno a seguito dell'esposizione ad un banner ad esempio o ad un text-link consente anche di avere una serie di "key learning" che conducono all'ottimizzazione degli investimenti in termini di efficacia dei mezzi e dei veicoli pianificati e di efficienza. Chiamo in causa un'altra volta i motori di ricerca che offrendo una politica commerciale legata alla perfomance, per il momento del click, oltre che al concetto di asta della parola chiave stanno iniziando a far vacillare un modello, quello dei media tradizionali, stra-consolidato basato sull'acquisto di "stime di audience". Non e' difficile immaginare quindi, se tanto mi da' tanto, un futuro nel quale il consumatore che vorra' essere raggiunto da messaggi pubblicitari se non totalmente "on demand", sicuramente affini ai suoi needs del momento, ed il cui valore commerciale dipendera' dalla perfomance che essi sono in grado di generare in termini di Return On Investement.
Vi segnalo un interessante documento di Philip Gould pubblicato anche sul blog del Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, che ho scoperto con piacere essere un blogger
www.isba.org.uk/isba/events/AC06-LordGould.pdf
Obiettivo primario sara' quello di raggiungere il target interpretando a priori le sue esigenze ed offrendogli una pubblicita' totalmente coerente e rilevante. Mi riferisco al concetto di "behavioural targeting" che tiene conto di processi profilazione deduttiva ed induttiva e che potrebbe essere la vera ancora di salvezza per chi crede come me che, nel giro di qualche anno, la somministrazione di fortissime dosi di pubblicita' televisiva non solo non sara' piu' in grado di alzare la curva del ricordo e di tutte le altre metriche che portano all'intenzione di acquisto ma richiedera' budget molto elevati e peraltro indirizzati ad un pubblico, quello televisivo, che tutto sommato non ha tutto questo grande potere di acquisto essendo in buona parte composto da individui over 65 anni.
Inoltre i consumatori stanno cambiando molto in termini di attitudine all'acquisto dei prodotti: prima di comprare si informano perche' non si accontentano piu' di essere convinti attraverso terapie basate su dosi massicce di GRP's; e dove si informano? Naturalmente su Internet. Prova ne e' il fatto che tutte le volte che si misura la correlazione tra una campagna televisiva e cio' che avviene online, principalmente sui motori di ricerca, si rileva una crescita delle ricerche effettuate per approfondire le caratteristiche del prodotto o del servizio visto in TV.
La pubblicita' interattiva che puo' essere misurata puntualmente attraverso un'attivita' di tracking delle azioni che i consumatori fanno a seguito dell'esposizione ad un banner ad esempio o ad un text-link consente anche di avere una serie di "key learning" che conducono all'ottimizzazione degli investimenti in termini di efficacia dei mezzi e dei veicoli pianificati e di efficienza. Chiamo in causa un'altra volta i motori di ricerca che offrendo una politica commerciale legata alla perfomance, per il momento del click, oltre che al concetto di asta della parola chiave stanno iniziando a far vacillare un modello, quello dei media tradizionali, stra-consolidato basato sull'acquisto di "stime di audience". Non e' difficile immaginare quindi, se tanto mi da' tanto, un futuro nel quale il consumatore che vorra' essere raggiunto da messaggi pubblicitari se non totalmente "on demand", sicuramente affini ai suoi needs del momento, ed il cui valore commerciale dipendera' dalla perfomance che essi sono in grado di generare in termini di Return On Investement.
Vi segnalo un interessante documento di Philip Gould pubblicato anche sul blog del Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, che ho scoperto con piacere essere un blogger
www.isba.org.uk/isba/events/AC06-LordGould.pdf
domenica, giugno 11, 2006
La nuova specie umana: gli "always on"
Certo che se penso al tempo, si, piu' che allo spazio, al tempo, alla proiezione di me stessa nel ricordo di un episodio, di un fatto di una circostanza anche solo di qualche mese fa, faccio una gran fatica a collocarlo e collocarmi correttamente e con precisione.
Non sono una sociologa ma credo che la tecnologia che ci consente di essere "always on" ovvero di non disaggregare piu' necessariamente i momenti che compogono la nostra giornata, la nostra vita, il lavoro, il divertimento, la professione, il privato, il giorno e la notte, stia creando una specie di nuova "specie umana". Un'evoluzione della specie, una nuova societa' che sta creando una nuova dimensione del tempo che diventa assolutamente relativo e quasi ininfluente nei nostri processi vitali. Non so se vi capita di fare o dire cose e di pensare successivamente che siano avvenute solo ieri mentre invece risalgono a piu' di una settimana fa...o viceversa di ricordare un fatto avvenuto 7-8 anni fa mentre invece e' accaduto solo 2-3 anni prima.
E' il tempo internet, e' il tempo di chi utilizzando molto i nuovi devices, che consentono di fare una cosa o di mettersi in contatto con una persona...adesso...sia pur in modalita' asincrona...abbattono la cognizione del tempo stesso. Il tempo biologico che, pur avendo una connotazione ancestrale, oggi si trova a non avere piu' precisi punti di riferimento e costringe l'uomo a ricercare nuove regole, nuovi paradigmi per comprendere il proprio sè e per contestualizzarlo nel mondo che lo circonda.
Non sono una sociologa ma credo che la tecnologia che ci consente di essere "always on" ovvero di non disaggregare piu' necessariamente i momenti che compogono la nostra giornata, la nostra vita, il lavoro, il divertimento, la professione, il privato, il giorno e la notte, stia creando una specie di nuova "specie umana". Un'evoluzione della specie, una nuova societa' che sta creando una nuova dimensione del tempo che diventa assolutamente relativo e quasi ininfluente nei nostri processi vitali. Non so se vi capita di fare o dire cose e di pensare successivamente che siano avvenute solo ieri mentre invece risalgono a piu' di una settimana fa...o viceversa di ricordare un fatto avvenuto 7-8 anni fa mentre invece e' accaduto solo 2-3 anni prima.
E' il tempo internet, e' il tempo di chi utilizzando molto i nuovi devices, che consentono di fare una cosa o di mettersi in contatto con una persona...adesso...sia pur in modalita' asincrona...abbattono la cognizione del tempo stesso. Il tempo biologico che, pur avendo una connotazione ancestrale, oggi si trova a non avere piu' precisi punti di riferimento e costringe l'uomo a ricercare nuove regole, nuovi paradigmi per comprendere il proprio sè e per contestualizzarlo nel mondo che lo circonda.
sabato, giugno 10, 2006
Il prossimo appuntamento e'...
a Palma di Maiorca dove si svolgera' dal 14 al 16 giugno uno degli eventi piu' importanti a livello europeo: OME -Online Marketing Europe- del quale IAB Europe e' Main Partner.
Per chi volesse maggiori informazioni segnalo il sito
http://www.ome2006.com
Hasta pronto :-)
Per chi volesse maggiori informazioni segnalo il sito
http://www.ome2006.com
Hasta pronto :-)
venerdì, giugno 09, 2006
...About Revolution...peaceful but digital
The Digital Revolution describes the effects of rapid drop in cost and ongoing improvement of digital devices such as computers replacing or emulating analog devices, enabling former unthinkable innovations like the World Wide Web (WWW). It includes changes in technology and society, and is often specifically used to refer to the controversies that occur as these technologies are widely adopted.
http://en.wikipedia.org/wiki/Digital_Revolution
La strada e' segnata ...e ieri a Ebaforum abbiamo messo giu' qualche altro cubetto di porfido per lastricarla per bene ...verso il futuro della comunicazione. Credo che sia stata una giornata interessante...alcuni feedback positivi li ho gia' ricevuti...grazie quindi a Wireless che ha organizzato Ebaforum -www.ebaforum.it- e che ci ha coinvolto, come IAB Italia, in questa iniziativa. Vi ainticipo invece che il prossimo grande evento di IAB Italia, IAB Forum 2006, si svolgera' a novembre.
See you soon :-)
http://en.wikipedia.org/wiki/Digital_Revolution
La strada e' segnata ...e ieri a Ebaforum abbiamo messo giu' qualche altro cubetto di porfido per lastricarla per bene ...verso il futuro della comunicazione. Credo che sia stata una giornata interessante...alcuni feedback positivi li ho gia' ricevuti...grazie quindi a Wireless che ha organizzato Ebaforum -www.ebaforum.it- e che ci ha coinvolto, come IAB Italia, in questa iniziativa. Vi ainticipo invece che il prossimo grande evento di IAB Italia, IAB Forum 2006, si svolgera' a novembre.
See you soon :-)
domenica, giugno 04, 2006
Ci vediamo l' 8 Giugno?
EVERYTHING BUT ADVERTISING FORUM
8 Giugno 2006
Palazzo Affari ai Giureconsulti – Milano
Sessione Plenaria
CHAIRMAN: Edoardo Fleischner, Consulente ISIMM,
Istituto per lo studio dell’Innovazione nei Media e per la Multimedialita’
9.00 Registrazione
9.30 Saluti e apertura dei lavori Forum Net Economy
Gianluigi Ferri, Direttore, WIRELESS
9.45 La digitalizzazione dei media: scenari, opportunita’, sfide, criticita’ , trend evolutivi Layla Pavone, Presidente IAB Italia e Managing Director Isobar Communications
10.15 Il consumatore e i brand: un rapporto basato su un uso congiunto dei vari media
Federico Galimberti, Direttore Divisione ASI, Ipsos
10.45 Between the line. La convergenza delle attività e delle competenze nella comunicazione d’impresa
Mario Porchera, Marketing Intelligence Director, Slash
11.15 Coffee Break
11.30 TALK SHOW
I new media per nuovi linguaggi
e strategie pubblicitarie
Giuseppe Accardi, Amministratore delegato, Testawebedv - Torino
Pieranna Calvi, Responsabile Marketing e Sviluppo Pubblicità Interattiva, Sipra - Milano
Nicoletta Jacobacci, Head of interactive television, EBU - Ginevra Vittorio Lorenzoni, Direttore generale, Slash - Milano
Layla Pavone, Presidente IAB Italia e Managing Director Isobar Communications - Milano
Daniela Rena, Responsabile Italia, Mobile Marketing Association - Milano
Gianluca Stazio, Responsabile Marketing & Sales, RaiNet - Roma
Mr White, Partner & Strategy Director, Ebolaindustries - Milano
NETWORK CHAIRMAN: Mafe de Baggis, Fondatrice e Direttore creativo, Daimon
14.30
Tavola Rotonda - Network, o del nuovo umanesimo digitaleL’utilizzo di Internet come ambiente di incontro, confronto e condivisione di saperi è nato con la rete stessa: dagli anni ‘70 a oggi l’evoluzione degli strumenti di comunicazione mediata dal computer ha permesso a sempre più persone di affiancare alle esperienze sociali “fisiche” una fitta rete di rapporti online, una conversazione senza inizio e senza fine che spazia su qualunque argomento e permette di lavorare insieme, divertirsi, innamorarsi. Dalle BBS alle community, fino all’esplosione del “grassroots journalism” con i blog, all’integrazione con la telefonia e con il video: vivere online vuol dire vivere a una velocità diversa, con un’intesità maggiore e in un rapporto paritario con gli altri media e con i produttori di beni e servizi.
Chi o cosa influenza le scelte - di acquisto e non solo - di chi vive intensamente la rete? Ed e’ ancora possibile pensare di farlo?
Luca De Biase, Caporedattore, Nova
Giuseppe Granieri, Autore di "blog Generation", Saggista
Sergio Maistrello, Giornalista, Autore del libro “Come si fa un blog”
Marco Mazzei, Responsabile Ricerca e Sviluppo, Mondadori Digital Publishing
Paolo Valdemarin, co-fondatore di Evectors Software, Blogger
Per iscriversi
http://www.ebaforum.it/
8 Giugno 2006
Palazzo Affari ai Giureconsulti – Milano
Sessione Plenaria
CHAIRMAN: Edoardo Fleischner, Consulente ISIMM,
Istituto per lo studio dell’Innovazione nei Media e per la Multimedialita’
9.00 Registrazione
9.30 Saluti e apertura dei lavori Forum Net Economy
Gianluigi Ferri, Direttore, WIRELESS
9.45 La digitalizzazione dei media: scenari, opportunita’, sfide, criticita’ , trend evolutivi Layla Pavone, Presidente IAB Italia e Managing Director Isobar Communications
10.15 Il consumatore e i brand: un rapporto basato su un uso congiunto dei vari media
Federico Galimberti, Direttore Divisione ASI, Ipsos
10.45 Between the line. La convergenza delle attività e delle competenze nella comunicazione d’impresa
Mario Porchera, Marketing Intelligence Director, Slash
11.15 Coffee Break
11.30 TALK SHOW
I new media per nuovi linguaggi
e strategie pubblicitarie
Giuseppe Accardi, Amministratore delegato, Testawebedv - Torino
Pieranna Calvi, Responsabile Marketing e Sviluppo Pubblicità Interattiva, Sipra - Milano
Nicoletta Jacobacci, Head of interactive television, EBU - Ginevra Vittorio Lorenzoni, Direttore generale, Slash - Milano
Layla Pavone, Presidente IAB Italia e Managing Director Isobar Communications - Milano
Daniela Rena, Responsabile Italia, Mobile Marketing Association - Milano
Gianluca Stazio, Responsabile Marketing & Sales, RaiNet - Roma
Mr White, Partner & Strategy Director, Ebolaindustries - Milano
NETWORK CHAIRMAN: Mafe de Baggis, Fondatrice e Direttore creativo, Daimon
14.30
Tavola Rotonda - Network, o del nuovo umanesimo digitaleL’utilizzo di Internet come ambiente di incontro, confronto e condivisione di saperi è nato con la rete stessa: dagli anni ‘70 a oggi l’evoluzione degli strumenti di comunicazione mediata dal computer ha permesso a sempre più persone di affiancare alle esperienze sociali “fisiche” una fitta rete di rapporti online, una conversazione senza inizio e senza fine che spazia su qualunque argomento e permette di lavorare insieme, divertirsi, innamorarsi. Dalle BBS alle community, fino all’esplosione del “grassroots journalism” con i blog, all’integrazione con la telefonia e con il video: vivere online vuol dire vivere a una velocità diversa, con un’intesità maggiore e in un rapporto paritario con gli altri media e con i produttori di beni e servizi.
Chi o cosa influenza le scelte - di acquisto e non solo - di chi vive intensamente la rete? Ed e’ ancora possibile pensare di farlo?
Luca De Biase, Caporedattore, Nova
Giuseppe Granieri, Autore di "blog Generation", Saggista
Sergio Maistrello, Giornalista, Autore del libro “Come si fa un blog”
Marco Mazzei, Responsabile Ricerca e Sviluppo, Mondadori Digital Publishing
Paolo Valdemarin, co-fondatore di Evectors Software, Blogger
Per iscriversi
http://www.ebaforum.it/
sabato, giugno 03, 2006
Networked Media a Portofino
Sono appena rientrata da Portofino, dove si e' svolta la Conference organizzata dalla Ericsson
http://www.ericsson.com/it/ericsson/press/comunicatistampa/2006/cs_20060530.shtml
a cui sono stata invitata a tenere una relazione sulla pubblicita' e i "Networked Media".
Tutto molto interessante devo dire. Il Convegno ha un posizionamento molto alto e credo abbia tutte le carte in regola per diventare l' Appuntamento annuale dove discutere su tecnologie mobile e media. Ci sarebbe qualcosina da migliorare...forse...non so, qualcuno durante il Convegno mi ha detto che dal suo punto di vista un conduttore piu' "aperto", come ad esempio Fabio Fazio potrebbe essere un buon candidato per l'edizione 2007. Ma tutto sommato il mio giudizio e' molto buono. Vorrei ringraziare anche l'Amministratore Delegato di Ericsson, Cesare Avenia, che ha commentato molto positivamente il mio intervento nel suo discorso di chiusura del Convegno e salutare anche Aurelio Severino.
Mi e' successa anche una cosa carina: ho conosciuto fisicamente Paolo Valdemarin che un paio di mesi fa mi aveva bloggata e che dunque conoscevo solo "digitalmente" e col quale ho "fatto fronte" alle domande di Bruno Vespa che voleva a tutti i costi avere una classifica dei blog piu' visitati in Italia, quando noi si tentava di far capire che le classifiche non hanno piu' molto senso visto che stiamo passando dal concetto di mass media a quello di masse di nicchie...
Ecco il link al blog di Paolo dove tra l'altro c'e' una mia foto con il Presidente di Napster.
http://paolo.evectors.it/italian/
http://www.ericsson.com/it/ericsson/press/comunicatistampa/2006/cs_20060530.shtml
a cui sono stata invitata a tenere una relazione sulla pubblicita' e i "Networked Media".
Tutto molto interessante devo dire. Il Convegno ha un posizionamento molto alto e credo abbia tutte le carte in regola per diventare l' Appuntamento annuale dove discutere su tecnologie mobile e media. Ci sarebbe qualcosina da migliorare...forse...non so, qualcuno durante il Convegno mi ha detto che dal suo punto di vista un conduttore piu' "aperto", come ad esempio Fabio Fazio potrebbe essere un buon candidato per l'edizione 2007. Ma tutto sommato il mio giudizio e' molto buono. Vorrei ringraziare anche l'Amministratore Delegato di Ericsson, Cesare Avenia, che ha commentato molto positivamente il mio intervento nel suo discorso di chiusura del Convegno e salutare anche Aurelio Severino.
Mi e' successa anche una cosa carina: ho conosciuto fisicamente Paolo Valdemarin che un paio di mesi fa mi aveva bloggata e che dunque conoscevo solo "digitalmente" e col quale ho "fatto fronte" alle domande di Bruno Vespa che voleva a tutti i costi avere una classifica dei blog piu' visitati in Italia, quando noi si tentava di far capire che le classifiche non hanno piu' molto senso visto che stiamo passando dal concetto di mass media a quello di masse di nicchie...
Ecco il link al blog di Paolo dove tra l'altro c'e' una mia foto con il Presidente di Napster.
http://paolo.evectors.it/italian/
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